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Le vacanze della salute: 200mila italiani corrono all’estero per denti

viaggi dentaliÈ l’ultima frontiera del turismo internazionale: c’è chi unisce medicia e benessere, chi insegue i maghi della chirurgia o chi vuole sottoporsi a terapie non praticate nel proprio Paese

La salute è l’ultima frontiera del turismo internazionale. Curarsi all’estero è un business tutto da esplorare e da sfruttare. Chi cerca terapie non praticate nel proprio Paese, chi insegue l’eccellenza della chirurgia, chi guarda al risparmio, chi vuole unire salute e benessere: terme, massaggi, cliniche di lusso in qualche paradiso delle vacanze che costano come una settimana d’agosto a Rimini.

L’Italia è ancora ai primi passi.
Nonostante che le classifiche internazionali ci piazzino ai primi posti per qualità complessiva del sistema sanitario, non c’è ancora grande capacità di attrarre pazienti globetrotter. Il marketing territoriale è embrionale. In compenso stiamo scoprendo l’ebbrezza di farci curare al di là delle Alpi. Ogni anno 200mila italiani prendono l’aereo diretti in cliniche straniere, 90mila in cerca di dentisti a buon mercato: erano 20mila nel 2009 e 184mila nel 2012. Denti a parte, i trattamenti più richiesti sono il trapianto di capelli, la chirurgia estetica e ricostruttiva, le terme. Per questi viaggi spendiamo circa due miliardi di euro mentre coloro che si curano in Italia portano 50 milioni.
Uno studio della Deloitte calcola che nel mondo ogni anno sette milioni di persone si mettono in viaggio per motivi medici generando un giro d’affari di 100 miliardi di dollari che arriveranno a 150 nel 2018. Gli inglesi saltano le interminabili liste d’attesa degli ospedali britannici, gli americani abbattono i costi proibitivi delle cliniche Usa. Gli italiani di solito varcano i confini verso gli studi odontoiatrici dell’Est: Croazia, Polonia, Albania, Ungheria, perfino Romania e Moldavia.

L’impulso decisivo a questo fenomeno è venuto da internet che favorisce la conoscenza delle strutture sanitarie e offre viaggi low cost. Il web brulica di organizzazioni e agenzie di turismo sanitario che forniscono pacchetti completi: aereo, hotel, ricoveri, parcelle di medici e infermieri, assistenza anche per gli eventuali accompagnatori, traduzioni giurate della documentazione sanitaria, visite prima e dopo l’operazione. Motori di ricerca specifici selezionano le strutture e i medici più idonei alle cure richieste elaborando la documentazione medica. I tariffari sono on-line e in pochi giorni si ricevono i preventivi.

Le cure che spingono ad affidarsi a medici all’estero sono principalmente quattro. Al primo posto i denti: protesi, impianti, apparecchi ortodontici, sbiancamento. Seguono i trattamenti estetici: nell’ordine naso, sollevamento del sedere, addominoplastica, seno. Vengono poi la fecondazione artificiale e le diagnosi genetiche; infine gli interventi anti-obesità come il bendaggio gastrico o il palloncino gastrico. Sono tutte prestazioni cliniche d’elezione, cioè di alta chirurgia e programmabili nel tempo.

Le mete non sono più soltanto Paesi occidentali come Stati Uniti, Canada, Israele e Svizzera, che a lungo si sono divisi questo lucroso mercato. Negli ultimi anni si sono affermate nuove frontiere del turismo medico, Paesi insospettabili come Thailandia, Turchia, India e Malesia (particolarmente frequentata dagli americani). Ingenti capitali sono stati investiti per creare dal nulla cliniche ad alta specializzazione come l’ospedale Bumrungrad di Bangkok o il gruppo Fortis Healthcare di Delhi. La Jci (Joint Commission International) che valuta le strutture sanitarie in 80 Paesi ha accreditato oltre 40 ospedali in Turchia, una specie di discount del bypass cardiaco che costa al massimo 15mila dollari mentre negli Stati Uniti si possono raggiungere i 144mila: 90 per cento in meno.

Molti Paesi sono specializzati in settori specifici: si va a Singapore per le cellule staminali e le biotecnologie, in Sudafrica per le cure odontoiatriche, in Brasile per la chirurgia estetica, in India per la cardiologia, mentre la Turchia è al primo posto in Europa per stabilimenti termali e relativi trattamenti di wellness. Per i pazienti senza frontiere che non vogliono farsi mancare nulla, gli emiri di Dubai stanno costruendo la Dhcc (Dubai Healthcare City), una vera città della salute di eccellenza con 90 cliniche, due ospedali, 2.000 tra medici, ricercatori e infermieri, e partner come Harvard Medical School, Boston University, Mayo Clinic, German Heart Centre.

La formula vincente per attirare gli ammalati più danarosi (soprattutto americani, inglesi e scandinavi, ultimamente anche russi, cinesi e arabi del Golfo) è fatta di tre ingredienti: standard sanitari elevati, prezzo accessibile e luoghi che consentano anche di fare vacanza. Per gli europei vale soprattutto il fattore economico. Lo scorso 4 dicembre è entrata in vigore in tutti i Paesi Ue la direttiva 24 del 2011 sull’assistenza sanitaria transfrontaliera: i cittadini dell’Unione possono essere rimborsati per l’assistenza medica ricevuta in un altro Stato membro. Così francesi, belgi, olandesi, tedeschi si riversano negli ex Paesi del blocco sovietico.

La convenienza aumenta più ci si sposta verso sud-est. In Croazia e Turchia si risparmia fino all’80 per cento rispetto alle nazioni d’origine. Qui si combinano la crescita economica, la possibilità di investire in un settore innovativo, il basso costo della vita e della manodopera e, non ultima, la giovane età della popolazione che incide poco sulla spesa sanitaria. Da noi succede l’esatto opposto: pochi investimenti in nuove attrezzature, tanti anziani, strutture che mantengono a fatica gli standard (con le dovute eccezioni) e liste d’attesa senza fine. Succede così che questi Paesi rampanti riescono ad attirare non solo pazienti ma anche medici: in Svizzera il 40% dei camici bianchi viene dall’estero. Nell’industria globalizzata della salute si guarda sempre meno alla sanità media e più alle competenze degli specialisti.

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